La Via - Il Vico del Poeta
 

Nel mosaico delle pietre, degli archi e dei balconi, di ombre serotine, il rifugio del Poeta.

Ingresso al Vico

Ingresso al Vico


Il Vico del Poeta è molte cose assieme.
Il Vico del Poeta è il nome della nostra attività e siamo noi, Stefano e Chiara ma anche un luogo fatto di architetture che s'intersecano e "presenze" che ancora gli conferiscono prestigio.
Il Vico del Poeta è casa nostra, la porta a cui potrete potrete bussare per ogni evenienza, ma anche gli appartamenti dove soggiornerete...

Il Vico è un luogo fisico ma anche ideale, un punto di partenza per i tanti itinerari nella città che ha visto avvicendarsi  personalità così diverse.
La targa commemorativa che ricorda il cittadino onorario e  poeta danese Giovanni Jorgensen è solo il suggerimento iniziale su cui costruire un itinerario di memorie: voi sarete lì, a pochi passi da dove il poeta si affacciava cercando di dipanare i propri pensieri. La storia e l'arte sono attorno a voi, in un luogo dove la suggestione del paesaggio si fonde alla naturale bellezza della pietra rosa. Sarà per questo che la luce vi si posa creando impressioni indelebili.

La casa di Jorgensen e il "perchè" del "Vico del Poeta".

La casa di Jorgensen e il "perchè" del "Vico del P...


Il Vico del Poeta si colloca idealmente nel centro della via, a pochi metri da quella che fu dimora del poeta, scrittore e pubblicista Piero Mirti. Qui aveva  soggiornato a sua volta Johannes Jørgensen, poeta danese, poi cittadino onorario di Assisi: incantato dalla città decise infatti di trascorrervi una lunga parte della sua vita. Piero Mirti fece ristrutturare l'intero stabile per le esigenze della sua numerosa famiglia; molte ore le trascorse nello studio che si affaccia sulla splendida vallata dando voce e volto ai personaggi di una vita agreste, talvolta mistica che si va perdendo. Sarà il secondogenito di Piero, Paolo Mirti, a suggerire un “fil rouge” che lega il vicolo ad un’altra importante presenza: Arnaldo Fortini, uomo di cultura  e podestà “anomalo” durante il fascismo. Nel romanzo breve “La società delle mandorle” Paolo racconta l’esperienza vissuta da molti ebrei che qui ad Assisi si rifugiarono e riuscirono a salvarsi grazie alla complicità di religiosi e semplici cittadini. Fu proprio la voce di Fortini una delle prime a levarsi perché Assisi fosse risparmiata dalla barbarie dei bombardamenti. Valentin Müller, colonnello dell’esercito tedesco ma anche uomo di profonda fede fu però colui che più di ogni altro rese possibile la salvezza della città serafica facendole assegnare il titolo di “città ospedaliera”. Ciò non solo permise di evitare la distruzione ma che si creasse anche un clima più “disteso”, favorevole quindi a dare rifugio a molti ebrei in fuga. Ispirandosi proprio ai fatti che rievocano figure esistite nella realtà, Paolo Mirti raccoglie la memoria di uomini e donne che a sprezzo della loro vita hanno custodito la scintilla del bene nel dilagare della tenebra.

 

(Area in allestimento)

(Area in allestimento)



(Area in allestimento)